Memento: “mentiamo a noi stessi per sentirci meglio”

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“Devo credere in un mondo fuori dalla mia mente, devo convincermi che le mie azioni hanno ancora un senso, anche se non riesco a ricordarlo. Devo convincermi che, anche se chiudo gli occhi, il mondo continua ad esserci.. C’é ancora?.. Sí…”

Indipendente dai vincoli della materia, il potere umano permette di ricostruire un’identità perduta, di ricreare e di riorganizzare frammenti di certezze.
Un gioco singolare, quindi, ma anche pericoloso nella misura logica delle cose …

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É questa la prospettiva ricca di riflessioni che Christopher Nolan ci offre nel film “Memento“.
Nel suo esperimento cinematografico, Nolan rovescia la trama, raccontandola in scene capovolte dalla tensione cerebrale che domina il film costruito con un ordine cronologico inverso.

In tal modo Nolan rischia: presentando sin dalla prima inquadratura l’esito tragico della storia, il potenziale della pellicola sembra essersi già consumato.
Nonostante ció, il rischio si rivela come una mossa geniale: ottenuta la soddisfazione canonica, lo spettatore puó ora concentrarsi sul senso delle inquadrature intrecciate con esperienze e confessioni del protagonista Leonard. Puó analizzare la storia in un percorso introspettivo, ricercando e ritrovando nella propria mente le convinzioni, le illusioni, gli sbagli di Leonard.

Cosí, si scopre che il tema centrale della perdita di memoria non é altro che un cammuflage della volontà umana sospesa tra verità e bugia.

Leonard crea la sua verità e l’unica cosa che sembra resistere alla ” perdita di memoria” é il sentimento di vendetta per la morte di sua moglie che, in scene confuse, appare in ricordi annebbiati, imprigionati nell’immobile interpretazione di un tatuaggio.. O meglio, di molti tatuaggi, appunti indelebili per fissare alcune certezze.

Quelle sono le verità e le bugie di Leonard, in base alle quali il protagonista costruisce la sua nuova identità dal futuro ambiguo.

Inevitabilmente, dunque, li spettatore si allontana dalla storia per ritrovare somiglianze nella mente di Leonard e nelle sue nascoste convinzioni…
“Mento a me stesso per sentirmi meglio”

L’Amore e il suo ideale: “La dodicesima notte”

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L’amore é cosi’ pieno di forme mutevoli da esser lui solo fantasia suprema”

E l’uomo brama questa fantasia, si nutre e si ammala di questa follia. Non importa quali siano le sue forme… Non é l’amore personificato che cerchiamo, bensì il suo ideale. Per questo motivo, le apparenze non ci interessano, né consideriamo necessario conoscere l’identità della persona amata.

É il segreto che Shakespeare svela nella sua opera..
La dodicesima notte”.

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"La dodicesima notte" di Carlo Cecchi

Innegabilmente all’avanguardia, Shakespeare dimostra di aver scavato all’interno delle psicologie umane, di aver vagato nei meandri sentimentali dei suoi personaggi e, infine, di aver riconosciuto nei diversi profili lo stesso vero comportamento egoistico e alienante: tutti, inesorabilmente, ricercano l’ideale d’Amore.

Accompagnato nello stesso percorso cognitivo dell’autore, lo spettatore riconosce i suoi desideri, contesi negli sguardi amorosi tra i personaggi; sguardi riflessi nel rapporto intimo tra uomo e Amore.

Il desiderio di fuga, insito nella natura umana, si traduce proprio nella sete onirica d’Amore e, implacabile, genera dolore.

Nella scena sospesa, Shakespeare inserisce un ulteriore elemento di equivoco. L’anima dei gemelli, da sempre oggetto di attenzione da parte degli osservatori sensibili, é , anche in quest’opera, caricata di senso soprannaturale, capace di sconvolgere la realtà con l’inconfondibile interscambiabilità e capace di ingannare con la sua tacita sfumatura di complicità.

É lo spettacolo della ricerca umana dell’Amore.. Potremmo coronarla con il raggiungimento dell’ideale, oppure, senza ricompensa, rimanere nel dolore (come il maggiordomo Malvolio), derisi dal nostro sogno, abbandonati nel nostro desiderio ideale.

Grand Budapest Hotel: un realistico declino tra scene oniriche

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Il declino é il vero protagonista del film.
Un decadimento ideologico che si compensa con un esteriore sforzo lussuoso.

Ambientazioni fin troppo scenografiche rendono il film artificioso, sbiadiscono ogni tentativo realistico, che é alla base della cinematografia, distraggono dalla trama.

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Essa narra una storia sincera, nei limiti di una leggenda affettuosa nella quale il narratore  l’ha confinata, e squisitamente malinconica, intendendo la malinconia evocata non solo dal degrado fisico in cui versa l’hotel, ma soprattutto dal declino di un’antica mentalità, di cui il consierge-eroe rappresenta l’ultimo, mirabile baluardo.

Cosí come il Grand Budapest Hotel brilla della luce riflessa dei fasti passati,  cosí il film brilla della luce riflessa di una trama intuitiva e affascinante, ma non ancora sufficiente per farlo brillare di luce propria nel firmamento cinematografico.

“Trance” : a film to remember or to forget?

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“No piece of art is worth a human life”
But we are all a piece of art, we are all “Witches in the Air”, in our ” Memory Air”.
The film “Trance“, directed by Danny Boyle , from a story by Ahearne, could be a great opportunity to disclose a secret or, maybe, a possibility of keeping the secret in ourselves.
We up our game and the others up their.
Where is the truth?

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Witches in the Air by Goya

With his black humour, Danny Boyle blurs the bundaries between reality and fantasy in a complex and commendable storytelling. This awkward film mirrors our inner problems, the labirynth of the human mind which always struggles with memories.

” To be yourself you have to constantly remember yourself”. Therefore, we have to tackle our memories head on, but sometimes things can backfire for us …. and, in that case, it’s necessary to sell our mind on the present . However, we can’t live like this, in a constant doubt.

This is the reason why we immediately get caught up in this stirring film, in its suspence, in order to discover something, to find out the guilty people and the victims of the story.

Finally, we have the answer. We are both perpetrators and victims. “The choice is yours. Do you want to remember or do you want to forget?”…. The choice is yours….

“Feeding the Planet, Energy for life”

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Here we are. The Expo 2015 is open, or, at least, it’s not a theoretical purpose any more.
But, why we have chosen food as the main theme of this event?
Food is a primary need for human beings, it’s not a common serious issue, nor the paramount value of a rational society.

Probably, the theme  is  not ” food”, but what  food means nowadays, indeed.
Plutarch said : “We do not sit at the table to eat… but to eat together”.  
Today, we long for company, even if we don’t realise. Food is an old and awesome way to stay with other people.

Although food is a great wealth, we managed to change it in an awful poverty. For instance, in some countries many children still suffer from malnutrition, as people in richest countries have a poor mind regarding the cultural value of food.

As a consequence, today’s diets are unhealthier than in the past, people don’t behave wisely towards food. There is a lot of evidence that food problems , such as obesity, are now a huge concern in Europe as well as in USA. That may have a significant impact on life expentancy.

Moreover, we should pay attention on the impoverishment of nature: it’s time to ” feed our Planet”.

Therefore, now, in 2015, we discovered the importance of food, but I wonder if you are aware of that. How do you consider the food? How could it be “energy for life”? And, above all, how can we change it in wealth?
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Riflessi di egoismo

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Leggendo “Le metamorfosi” di Ovidio….

La storia di Narciso é stata, da sempre, male interpretata, appositamente per offrire un ennesimo anti-modello ad una società falsamente solidale e umana.
L’autosufficienza amorosa di Narciso e l’esaltante verità di essa é stata banalmente e astutamente convertita in un egoismo fuorviante, condannabile, ormai, in tutti i sensi.
La vicenda di Narciso, al contrario, svela realtà profonde concentrate nel singolo uomo e nel suo sentimento, svalutate oggi da una cultura più religiosa, sempre più bisognosa di una collettività per esistere.

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“Narciso”- Caravaggio

De Chirico: perfezione intrappolata in una stanza

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Quasi per un’instancabile corsa alla perfezione, De Chirico resta intrappolato nella sua stanza, convinto di poter creare e vivere bellezze proprio lí , nel mare tumultuoso che getta le sue onde sulle pareti antiche, mentre fuori si collezionano rovine.

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Il metafisico esplora l’esterno da una finestra, sempre più grande, sempre più aperta verso la modernità, ricca ancora di meraviglia, in fin dei conti…

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Per questo, dopo essere stato soffocato dalla sua stessa arte, De Chirico esce allo scoperto, si espone alla luce di un sole geometrico nascosto, per combattere come un gladiatore, per ritrovare, come un figliol prodigo, un affetto immobile, per osservare gli uomini ridotti in frammenti di storia…

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