Intervista immaginaria a Coco Chanel

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Dalla spuma di mare emerge la Venere del XX secolo. La sua figura non è steatopica come le Veneri preistoriche, né armonica come quelle classiche,ma è orgogliosamente imperfetta. Passeggia sul bagnasciuga e non ha imbarazzo a indossare un costume coraggiosamente corto, così come non ha avuto paura a sovvertire le convenzioni estetiche. Nella sua ribelle eleganza riconosco Coco Chanel.

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HA ANCORA PAURA DELLA MORTE, ORA CHE L’HA AFFRONTATA?
Si può morire due volte nella vita. La prima volta è successo a dodici anni quando mi hanno costretta a diventare grande, e ho avuto paura. Lo schiaffo della violenza ha frantumato la mia dignità. Solo dopo tanti anni l’ho riconquistata. La seconda volta, quando la morte ha bussato alla porta dell’Hotel Ritz non ho avuto paura perché indossavo il mio abito preferito. È così che si muore.

PRIMA DI CONOSCERE LA MORTE, SI È MAI SENTITA IMMORTALE?
Sì, quando ho deciso di non essere qualcosa bensì qualcuno.

HA QUALCHE RIMPIANTO?
Non mi pento di nulla nella mia vita, eccetto di quello che non ho fatto. E per
fortuna , ho sperimentato quasi tutto.

È RELIGIOSA?
Sono stata allevata dalle suore, crescendo tra preghiere e penitenze. Ma tra le mura dei monasteri non c’era spazio né per l’impeto della passione, né per la dolcezza dei sentimenti. La severità delle suore, infatti, cercava di soffocare la mia creatività, ma è solo scivolata sui miei abiti tingendoli di nero. Per spirito di contestazione, mi allontanai dagli insegnamenti cristiani che per tutta l’infanzia rappresentarono l’unica proposta di vita. Ma sapevo che c’era un’alternativa più divertente. Andare a messa mi ha sempre annoiato terribilmente!

C’È QUALCOSA IN CUI CREDE?
Credo in me stessa.

HA FIDUCIA NELLE PASSIONI?
In un tempo noiosamente razionale, come quello in cui sono stata costretta a vivere, mi sono sempre concessa il lusso di aver fiducia nelle passioni. La mia vita è stata una fiamma che bruciò nel ghiaccio della mia epoca.

LA SUA PASSIONE COINCIDE CON IL SUO LAVORO?
Il mio lavoro è la mia passione. Senza passione sarei stata disoccupata. Sin da piccola ho sempre amato cucire e ho debuttato nel mondo della moda disegnando cappellini semplici, in una massa di copricapi ingombranti come impalcature! Ho semplificato anche lo stile degli abiti accorciando l’orlo e liberando la femminilità. Di fronte alla vita non mi sono mai genuflessa , ma amavo inchinarmi al cospetto dei miei abiti. Ogni mio vestito è come l’abito che scegli quando torni a casa, quello con cui hai confidenza, l’abito che ti aspetti leggero e di cui sai di poterti fidare sempre. Per assecondare la mia passione per l’equitazione rielaborai i pantaloni per la donna. E la liberazione fu completa.

 

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CONDIVIDE LE SUE PASSIONI CON QUALCUNO?
Mia zia Adrienne mi ha aiutato a materializzare la mia passione in creazioni appassionanti, ma non ho mai permesso a nessuno di frapporsi troppo tra me e le mie passioni. Sono sempre stata gelosa delle cose che amo.

HA AMICI?
Chanel ha amici importanti: la sua migliore amica è Misia Godebska, la principessa di Proust nella sua “Recherche”, amica di Picasso, a sua volta amico di Dalí che è ammiratore di Cocteau, ispirato da Stravinskij. Ma Gabrielle è sempre stata sola.

HA AVUTO MOLTI AMANTI, NE HA MAI AMATO QUALCUNO?
Dopo il mio grande amore, Arthur “Boy” Capel, ho avuto molti altri uomini, ma non sono stata più capace di amarli. L’unica cosa che amavo era la mia indipendenza.

CHI È L’ARTISTA?
Artista è colui che, essendo diverso, è insostituibile.

ADESSO CHE HA CONOSCIUTO LA VERA PACE, COME GIUDICA LA GUERRA?
La guerra è una tragedia per tutti, piena di buone occasioni per alcuni. Io ho avuto il privilegio di essermi sistemata tra ” gli alcuni”. Mentre la Francia vinceva la Prima Guerra Mondiale, anch’io trionfavo nel lavoro. Siccome la vittoria per me era diventata un piccolo vizio, una dolce abitudine, mi impegnai per il successo della mia nazione anche nel secondo conflitto mondiale, tentando una pace negoziata tra Parigi e Berlino. La mia ambizione è stata ignorata, ma in ogni caso la Francia avrebbe vinto.

COME SI VINCE NELLA VITA?
Preferendo sbagliare da soli, piuttosto che lasciarsi soccorrere dagli altri. In questo modo perdere non mi è mai sembrato possibile.

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Intervista immaginaria a Ernest Hemingway

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Emerge dalla nebbia la figura inquieta di un viandante. Dà le spalle al mondo,ma appena si gira riconosco nel suo tormento Ernest Hemingway. Siamo entrambi alla ricerca di qualcosa, ma dal primo sguardo capisco che non si tratta della stessa.

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HA ACORA PAURA DELLA MORTE, ORA CHE L’HA AFFRONTATA?
Anche quando hai ucciso un elefante non hai certo ucciso tutti gli elefanti. Se c’è qualcosa che accomuna tutti gli uomini, quella è la paura della morte. Tutti la temono. È un terrore naturale che ci consuma. Temiamo la morte perchè sentiamo che non abbiamo amato abbastanza o non abbiamo amato affatto, che alla fine sono la stessa cosa. Però l’amore non è misurabile e questo è un gran casino. La paura della morte è più forte della morte.

PRIMA DI CONOSCERE LA MORTE, SI È MAI SENTITO IMMORTALE?
Non ho mai vinto la morte,ma ci sono stati momenti di tregua. Per esempio quando ho amato le donne, conquistandone il cuore, il pensiero della morte non ha indugiato più nella mia mente. Solo la passione per vivere l’amore diventava la realtà. Ma essere un uomo è un mestiere difficile. E soltanto pochi ce la fanno. Io non ce l’ho fatta.

HA QUALCHE RIMPIANTO?
Potevo essere un Messia, sa? Una volta al campo avevo messo sul fuoco un ceppo pieno di formiche. Quando incominciò a bruciare le formiche caddero nel fuoco. Ricordo che quella volta pensai che era la fine del mondo ed un’occasione splendida per essere un Salvatore e togliere il ceppo dal fuoco e gettarlo dove le formiche potessero scendere a terra. Ma non feci altro che gettare una tazza piena d’acqua sul ceppo. Credo che la tazza d’acqua sul ceppo che bruciava abbia soltanto affumicato le formiche.

È RELIGIOSO?
Tutti gli uomini che pensano sono atei.

C’È QUALCOSA IN CUI CREDE?
Credo solo alle pallottole e alle loro traiettorie.

HA FIDUCIA NELLE PASSIONI?
Sì, le mie passioni rispecchiano la mia indole, e io mi fido solo di me stesso. Sarei un selvaggio se non incanalassi il fiume in piena delle mie passioni in sbocchi evolutivi. Come la pesca, quando mi trastullo nella solitudine prima di incontrare un altro essere, o la corrida, quando la morte dà spettacolo, o la caccia, il brivido tribale che mi fa sentire un dio. È entusiasmante decidere del destino dell’altro soprattutto in una lotta tra pari. La box è un nobile modo per far quadrare i conti, senza perdere la grazia. Ma non l’unico. Gli uomini veramente coraggiosi non hanno nessun bisogno di battersi a duello, mentre molti vigliacchi duellano in continuazione per farsi credere coraggiosi.
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LA SUA PASSIONE COINCIDE CON IL SUO LAVORO?
Scrivere è soprattutto un’esigenza per avvicinarmi alla Verità. Bisogna presentare le cose come stanno, raccontare onestamente la successione dei movimenti e dei fatti che producono l’emozione. Può restare valida per un anno e per dieci anni o, se siete stati fortunati e se l’avete espressa con una grande purezza, per sempre. Uno scrittore dovrebbe sforzarsi di scrivere una cosa in modo tale da farla diventare parte dell’esperienza di coloro che la leggono. Attraverso la scrittura dono la mia esperienza, che è la mia identità, a chi non ha avuto il coraggio di crearsene una. Ho costruito me stesso sulla base dei miei viaggi; la mia fortuna è stata quella di fare anche il giornalista, un lavoro che me l’ha consentito.

CONDIVIDE LE SUE PASSIONI CON QUALCUNO?
Con gli artisti della mia epoca ho condiviso solo ” La Generazione Perduta”. La scrittura è un mondo di egoistica competizione. Noi scrittori non riusciamo a condividere e a rallegrarci dei successi altrui. La mia più grande passione è la solitudine.

HA AMICI?
Preferisco un nemico sincero a gran parte degli “amici” che ho conosciuto. Le mie amicizie più profonde sono anche le amicizie più scomode. Ma è sbagliato giudicare un uomo dalle presone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili.

HA SPOSATO QUATTRO DONNE, NE HA MAI AMATO QUALCUNA?
Quando rividi la mia prima moglie, Hadley Richardson, ritta sulla banchina mentre il treno entrava in stazione sfiorando le cataste di traversine, desiderai di essere morto prima di aver amato un’altra.
All’epoca amavo solo lei, ma il solo amore non mi saziava. Così lasciai che la mia virilità fosse alimentata dalla passione indistinta per tutte le donne. L’istinto animale prevalse sulla razionalità e lasciai che il desiderio indifferenziato, nudo e crudo, offuscasse i miei sensi. Fu solo quando mi svegliai da questo incubo famelico che mi accorsi che , nel frattempo, avevo sposato tre donne. Eppure avevo continuato ad amare solo lei, Hadley Richardson, il mio primo amore.

CHI È L’ARTISTA?
Chi non ha la presunzione di definirsi artista pur sentendosi intimamente tale. Un vero artista non ha certo bisogno di vantarsi, non ne ha il tempo. Fa il suo lavoro, si affanna in silenzio, e nessuno può aiutarlo.

ADESSO CHE HA CONOSCIUTO LA VERA PACE, COME GIUDICA LA GUERRA?
Mai pensare che la guerra, anche se giustificata, non sia un crimine. Nei tempi antichi è stato scritto che è dolce e opportuno morire per la propria patria. Ma nella guerra moderna non c’è niente di dolce o di opportuno nella morte. Si muore come cani senza un valido motivo. Ma nel frattempo un uomo deve comportarsi da uomo. Deve sempre combattere, preferibilmente e saggiamente, con le probabilità a suo favore, ma in caso di necessità deve combattere anche contro qualunque probabilità e senza preoccuparsi dell’esito. Deve seguire i propri usi e le proprie leggi tribali, e quando non può, deve accettare la punizione prevista da queste leggi. La guerra non è vinta con la vittoria.

COME SI VINCE NELLA VITA?
Si vince sempre. L’uomo può essere ucciso, ma non sconfitto.